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Aste immobiliari, dati ultimo semestre mostrano opportunità ed evoluzioni

Quattro chiacchiere con il nostro cofounder Luca Rossoli, per scattare una foto del mercato delle aste e analizzare i punti di forza e debolezza

Calo nel mercato delle aste? Non c’è da preoccuparsi, anzi fioccheranno le opportunità.

Sono stati pubblicati in questi giorni i dati di Cherry Brick nel primo semestre del 2023. Osservandoli, si nota un calo netto dei lotti oggetto di tentativi d’asta. Rispetto al semestre dello scorso anno, sono stati poco più di 91 mila, una riduzione del 19%. Allo stesso tempo, si è ridotto anche il valore complessivo dell’offerta minima di partenza, da 18,8 miliardi  di euro (2022) ai 14,5 miliardi di oggi.

Ma cosa raccontano questi dati sul mercato delle aste immobiliari? Lo abbiamo chiesto in questa intervista al nostro cofounder, Luca Rossoli.

Un calo nel mercato delle aste. Cosa può significare per gli operatori?

«Sicuramente ha influito la maggiore complessità nella partecipazione alle aste immobiliari. Ci sono sempre più adempimenti da fare e questo rende il mercato un po’ meno accessibile. Riguardo al calo, nello specifico, possiamo fare delle ipotesi. Da una parte, agli esperti non sorprendono questi numeri perché sono fisiologici. Inoltre, per fare un bilancio completo bisogna attendere i dati del prossimo trimestre nel quale si potrebbe verificare un recupero».

Nel report si parla anche dei dati a livello regionale. La maggior parte delle aste è concentrata nel Centro Italia (26%), seguita dal Sud e dal Nord Ovest (23%). Qual è la fotografia del mercato delle aste immobiliari sia al Nord che al Sud?

«In genere le innovazioni e le tendenze arrivano dal Nord per poi essere adottate al Sud. Andando a studiare il mercato delle aste immobiliari al Nord abbiamo poi notato che esistono dei paradossi. Alle aste a cui abbiamo partecipato, con dei nostri clienti, abbiamo notato che circa il 50% dei partecipanti era escluso, malgrado sia un mercato più maturo, anche per la presenza delle principali agenzie di aste. Al Sud invece parliamo di un mercato ancora vergine e da educare. In conclusione, ci sono opportunità per fare bene in entrambi i mercati, a condizione di aver ricevuto una buona formazione e di essere affiancati, almeno nelle prime operazioni, da esperti del settore».

Come si evolverà il mercato delle aste immobiliari nei prossimi mesi/anni?

«Sarà un mercato sempre più maturo. E questo sviluppo sarà legato all’affermazione della figura del consulente d’asta che prenderà sempre più piede. D’altronde, la maturità di un mercato è direttamente proporzionale alla diffusione di professionalità. Più si affermeranno competenze specifiche e verticali, più il comparto  delle aste immobiliari potrà fare un importante salto in avanti sul fronte delle opportunità e dell’accessibilità».

Cos’è in particolare che ancora non funziona, cosa c’è da migliorare?

«Su questo punto con InZona abbiamo un osservatorio privilegiato. Noi siamo nati proprio perché avevamo avvertito la mancanza di professionalità in un settore, dove c’è ancora tanta improvvisazione. La risposta, tuttavia, non è solo la formazione. Ci sono molti corsi formativi sulle aste immobiliari, anche di valore, che, tuttavia, non aiutano davvero chi vuole investire. E questo avviene perché banalmente una cosa è la teoria e l’altra è la pratica. Ed è proprio per questo motivo che noi affianchiamo i nostri affiliati completamente nelle loro prime operazioni, seguendoli in presenza e aiutandoli ad apprendere quanto prima ad essere operativi. Questo intento è anche nel nostro modello di business. Abbiamo scelto di crescere con il numero di affiliati in modo sostenibile (oggi abbiamo chiuso sette affiliazioni) perché solo in questo modo ci è possibile seguire ogni giorno i nostri clienti, per costruire così insieme una rete solida».

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